parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere

30 Giugno 2008

“Sensual-elle”!


Image - Arthur De Pins

Poi non dite che non capitano tutte a me… eh! …e giuro di dire tutta la verità!
Sabato sera… per un verso o per un altro và a finire che resto sola in casa, poi sarà stata la febbriciattola - che non ne aveva mezza di lasciarmi in pace - o la stanchezza - che la faceva da padrone - insomma mi piazzo davanti alla tv per vedere un film, con una pila di riviste di moda e rigorosamente in tenuta da caldo torrido bolognese:
- pigiama azzurro cielo con snoopy
- capello post doccia in asciugatura naturale=lory del santo style
- occhialetto rosa
- havaijanas rosa fucsia
quando…
toc… toc… (qualcuno bussa alla mia porta - senza suonare il campanello - sudo freddo, ho l’ansia, non è né tardi, né troppo presto, la tv ha un volume normale) insomma mi avvicino - si fa per dire - a due metri e mezzocuordileone dalla porta, bussano ancora - con gola secca, voce stridula e cuore praticamente in bocca chiedo:
E - Chi è?!
X- Sono il vicino!
(descrizione del vicino: ventitrè e dico ventitrè anni, in rotta con i genitori, vive nell’appartamento accanto al mio grazie ad un amico di famiglia, lavora per il forno vicino casa, orari peggio dei miei, vespa che fa un casino assurdo, notizie queste, apprese mentre una decina di giorni fa s’assisteva all’aggiustatura del portone)
E - Sì? (apro la porta di dieci centimetri al massimo, giusto per non regalargli la vista della mia mise cerulea)
Lui è vestito di tutto punto, camicia scura (che ci saranno 37 gradi) e soprattutto è caduto nel profumo, e mi fa:
X - Ti disturbo?
E - Ehm no… (il film nel frattempo scorre)
X - Beh che ne dici andiamo a bere una cosa fuori?!
Me basita… non pensavo di dover ringraziare lo stato febbrile, e lo stato dei capelli di cui sopra, ho declinato… poi quando ero sul divano ho pensato che si era tutto rivestito e rimprofumato, l’ho sentito che poi è uscito per poi tornare dopo un quarto d’ora, m’ha fatto tenerezza…

M. mi fa notare che gli uomini vengono a bussarmi pure alla porta di casa…
Conc e Anna non si tenevano le pance dal ridere quando ho raccontato il fatto…
E Pulce m’ha detto: eh inizia a dimostrà 30 anni pure tu e vedrai che i tuoi coetanei ti inviteranno fuori…
che poi mi sa tanto che “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia” del resto quando dimostrerò per davvero trenta i miei coetanei…

Sensualmente - seeeeee - elle!

Pensato da Elle at 23:57 | 10 Commenti »

27 Giugno 2008

Ecco cos’era…

Qualcuno spenga le scimmie urlatrici nella mia testa, vi prego, qualcuno lo faccia, trovi l’interruttore lo pigi e che sia silenzio, notte e buio pesto in cui riuscire a fare un sonno ininterrotto…

Mercoledì
Mi sveglio (tardi), al limite della sveglia - rimandata la bellezza di otto volte e di cinque in cinque minuti - la notte è stata burrascosa, troppo calda, come se avessi dormito in una camera con mille phon accessi a tutta e con il piumone Ikea +365 Mysa grado di calore 6, insomma ho il viso strano, gli occhi gonfi - do la colpa all’allergia - mi vesto e intontita vado in ufficio. Sbrigo le mie cose, rivedo il progetto, analizzo insieme alla progettista le correzioni che mi ha fatto, finisco di fare le mie cose, faccio la pausa pranzo con un ragazzo che lavora lì, si parla dell’argomento dell’anno 2007-2008 le coppie che si lasciano alè, rientro in ufficio finisco di fare le mie cose, esco alle 5. Vedo un amico ci beviamo una cosa. Torno a casa che avverto un po’ di mal di testa e penso che forse è solo stanchezza, che questo caldo in effetti ha i suoi effetti, e che forse dovrei riposarmi un po’, che alle 20 ho un aperitivo con un po’ d’amici.
Mentre stendo la lavatrice mi siedo un attimo sul divano, perché le scimmie urlatrici mi hanno preceduto e sono già andate all’aperitivo e dal casino che fanno saranno già al secondo giro di drink, mi sveglio dopo due ore con la maglietta in mano, le scimmie urlatrici ormai bresche, la mia testa a metà, mal di pancia, mail ed sms alle amiche: salto rimango a casa che non sto tanto bene.
Cena da uccellino e un film su sky. Notte semi sveglia con gli scheletrini che tirano manate sui bonghi, le mie tempie battono al loro ritmo, ore 4.30 del mattino, mio cugino rientra dal poker, io mi bevo un moment.
Che figata (detto con il tono di Bart Simpson)

Giovedì
ore 7 la sveglia suona, mi sono addormentata da un’ora scarsa, il sole c’era già, gli uccellini rompevano le palle da che il cielo era nel passaggio tra il blu indaco al celeste quasi chiaro, unendosi al coro piacevole delle scimmie e ai bonghi di cui sopra. Mi alzo e l’unica cosa che riesco a fare - oltre a non precipitare dalle scale - accendo il pc e mando una mail in ufficio: non sto affatto bene oggi. Poi ho un pacco di bollette, la spesa da fare, i piatti da lavare, le lavatrici da mandare. Ma alla fine resto a casa. In piedi sbando. Non faccio altro che buttarmi da un divano a un altro, ho potuto constatare che tra il piano di sotto e le stanze ci sono ben 5 gradi di più, la mia camera nel sotto tetto è come un pentola a pressione: si schiatta. Chiamo casa faccio un po’ di lagne. Mi rimetto in piedi pranzo a base di frutta fresca. Pomeriggio comprensivo di scesa di catena, grazie a Saturno Contro, e di lacrime a volontà. Reagisco alzandomi, ma le scimmie ballano, si dimenano, la testa è una noce di cocco, dopo che l’hai aperta con il martello: un insieme di pezzettini immersi nel latte di cocco finito irrimediabilmente sul pavimento. Vado in bagno alla ricerca della seconda bustina di polveredellasalvezza quando il mio occhio cade sul termometro, mi metto una mano sulla fronte, ma mi sento tiepida
…una scimmia urlatrice ed uno scheletrino col bongo mi suggeriscono di ficcare sotto al braccio quel pezzo di vetro e mercurio, faccio così stesa sul divano… passano 5 minuti e mercurio è arrivato a quota 38.8, non ci posso credere, riprovo…
sì proprio 38.8 ecco cos’era… micro cena + actigrip
elle ciucciati il calzino (detto con il tono di Bart Simpson)

NB: mio cugino è partito per l’Egitto lasciando a casa la valle dei re e tutte le sue mummie…eccheccacchio
elle ariciucciati il calzino

Febbrilmente … elle…

Pensato da Elle at 10:57 | 8 Commenti »

24 Giugno 2008

Mozzar-elle…


Image - Seonna Hong

Milano Marittima è stata rilassante - anche se qualcuno mi deve spiegare cosa ci mettono nei filtri della nivea, visto che il sole ha colorato tutte - tranne me e la Conc… che siamo mozzarelle come prima… Vanto però qualche lentiggine in più sparsa sul naso e sulle guance. Insomma che dire, se non che Milano Marittima è piena di fighetti - e qui qualcuno che mi conosce potrebbe giustamente rimarcare il fatto che anche io lo sia - ma a mia difesa posso dire che: non solo non mi sono rivestita e truccata per fare l’aperitivo, ma che in mezzo a tutte quelle strafighe agghindate mostravo fiera la mia canotta di Hello Kitty che si mangia un ciupaciups
Ma alla fine il mojito era buono - anche se un po’ troppo zuccherato per i miei gusti - e il tutto è stata una bella parentesi. Abbiamo trovato un bagno - che io continuo imperterrita a chiamare chalet - tranquillo, dove ci chiamavano belle bimbe, e dove sono stata l’unica delle quattro a spararsi uno spaghetto al pomodoro fumante per pranzo, in mezzo alle coppe gelato e frutta semi fresche e dietetiche delle commensali…
sì, ho una tenia che vaga libera nello stomaco…allora?
Tra due week rimarremo a far danno anche di sera, senza così essere obbligate a ripartire e arrivare stanche morte e stravolte a Bologna.

Oggi ho consegnato con un po’ d’anticipo il primo progetto mio-mio, e mi porto addosso un misto di preoccupazione, ansia a apprensione (e soddisfazione). Domani il verdetto. Ma è stato bello misurarmi in una sfida che ho raccolto pensando che alla fine se mi fossi impegnata ce l’avrei fatta. Insomma nella vita certi treni vanno presi al volo no? E poi per quest’anno, e in svariati campi, ne ho persi già abbastanza, che non me la sentivo di dire che forse non ero all’altezza. E poi odio dover dire che non sono capace di fare una cosa se non mi ci sono mai tarata. Così mi sono rimboccata le maniche ed ho fatto quel che potevo… forse sono una progettista in erba per davvero. In ufficio mi hanno detto che ho la stoffa e la testa dura - quella pure troppa - per fare questo lavoro…

E così oggi il mio pomeriggio avrà un sapore sabbatico, anche se schiatterò dal caldo, e girerò in calzoncini fregandomene di somigliare a gianburrasca… penserò a un po’ di cose che devo assolutamente incassellare…rifletterò su qualche pensiero, sul mio stato di salute un attimo ballerino, e poi, poi chissà…

(gian)burrascosamente…elle…

Pensato da Elle at 14:57 | 7 Commenti »

20 Giugno 2008

Piccoli satelliti inutili…


- racconto -  

“È che a volte si deve avere il coraggio di essere più forti di tutto e tutti. O almeno averne l’illusione… Sai aiuta. Così come a volte serve ignorare le voci, quelle che ti parlano mentre fai altro, bisbigliano, s’intrufolano nel cavo uditivo e si piazzano nella testa, si incistano e non se ne vanno via così facilmente.
Così come non volevano andare via i suoi occhi da me. Non ho avuto paura. Nemmeno quando stringendomi mi è mancata l’aria e temevo di svenire. Ma qualcosa è stato più forte di tutto. Sì, qualcosa. Poi ho optato per l’abbandono, perché non si può vivere sempre spalmando il gioco-forza su tutti i lati della vita, no?
E così mi sono abbandonata a quel che doveva succedere, a quel che sapevo sarebbe stato, per ricordarlo forse un giorno di chissà quale anno, quando magari un sorriso incresperà la pelle delle guance e lui, lui sarà soltanto un ricordo”.

Ripeteva queste parole, lei, mentre s’annoiava in coda al supermercato, e con il piede guadagnava preziosi centimetri per la cassa, calciando un poco alla volta il cestino colmo, che non le bastava mai. Ne prendeva sempre uno soltanto e si ritrovava sempre con tante cose tra le braccia pericolosamente in bilico. In bilico proprio come lei.
Sì, pensava a questo, e molto altro ancora. Pensava pure che alcune di quelle frasi avrebbe potuto dirgliele e invece, come al solito, aveva tenuto tutto per sé, mordendosi la lingua adesso, adesso che era troppo tardi, e mentre era in fila, e partecipava come tanti alla spesa del venerdì. Viola, lei sì che ce l’avrebbe fatta, e non solo, avrebbe anche raggiunto il suo scopo, fargli capire che lei bastava a se stessa e che tutto il resto delle persone sono soltanto piccoli satelliti inutili. Viola, del resto, sapeva sempre dire la cosa giusta al momento giusto, senza esitare, e senza mai tradire le emozioni, perché quelle aveva imparato a nasconderle, con l’esperienza degli anni.
Giulia, no, non ne era mai stata capace e dall’esperienza non solo aveva imparato poco, ma era del tutto incapace di ascoltare cosa l’esperienza, in determinate situazioni, cercava di suggerirle. A volte, ad esempio, avrebbe potuto dirle: scappa finché sei in tempo, oppure, non fidarti a dare la mano che alla fine ti prendono il braccio, ma Giulia era fatta così: un misto di ingenuità, di scaltrezza davvero troppo sopita.

Ma forse quel giorno era stata davvero più forte di tutto e di tutti. E aveva imparato qualcosa di nuovo: quel giorno lei era stata Terra, e qualcun altro aveva fatto la Luna, girandole attorno, senza sosta, senza attimo di respiro. Un piccolo satellite inutile. E poi s’era fermata, abbandonandosi a quel che doveva succedere…

Semplicemente elle… 

Pensato da Elle at 23:09 | 3 Commenti »

19 Giugno 2008

Maybe…


Image - Syd Brak 

Mi ha mandata letteralmente aquelpaese, del resto si sa, io con i call center non ci vado granché d’accordo. Ma ho ragione io del resto, perché scrivere che puoi decidere di farti recapitare un pacco un giorno preciso della settimana e ad un’ora prestabilita, se poi non lo puoi fare? E poi vi pare normale che una persona che lavora al call center di poste italiane non ha la benché minima idea di come sia fatto il cedolino della comunicazione per  il destinatario assente? Non solo mi ha mandato a quel paese - e di corsa - ha pure detto che a lei non gliene frega un ca-zeta-zeta-o, di dove si trovi il mio pacco…!  Il marcio dei callcenter mica sta solo negli stipendi da fame e che rende queste persone così incazzate e rabbiose con tutto il mondo che telefona, ma sta nel fatto che hanno sempre il culo parato, perché ti trattano a pesci in faccia e tu incacchiata come una biscia puoi sì richiamare, ma non ritroverai mai la stessa persona, perché una volta risponde roma, poi milano, poi napoli e poi vattelapesca e tu rimani lì frustrato a pasteggiare con la bile e a rintorcinarti il filo - già intorcinato di suo - del telefono. Così ho sbattuto giù la cornetta, e ho pontificato per dieci minuti buoni - con il refil della ceretta per mano - spiegando le mie ragioni al mio unico ascoltatore, il muro giallo davanti alla scrivania. Ed è stata l’arringa più insoddisfacente di questa terra. Adesso mi toccherà aspettare il secondo mancato invio per ritelefonare e implorare a quel punto di poter concordare il terzo invio, se anche quest’ultimo dovesse finire alle ortiche allora significa che dovrò raggiungere la sede della SDA che a Bologna è decisamente a culonia.

Ma poco male, la vita deve essere presa con filosofia, non ci si può fare mica il sangue marcio per cose così banali no? Comunque detto questo, se e dico se, il sole decide di non farsi coprire da nuvole varie, sparse e cariche d’acqua, la sottoscritta sabato se ne va alla playa, destinazione ancora da decidere, in ballottaggio sono Marina di Ravenna e Milano Marittima… e visto il mio colorito ceruleo, opterei per un lido tranquillo, dove possa in tutta tranquillità rilassarmi e distendere i nervi, che queste ultime settimane hanno tirato a puntino.

Ma, visto che nella mia vita c’è sempre un ma, dico che:
- non mi muoverò da Bologna fino alla fine di luglio
- mi hanno affidato un progetto ex novo, interamente da fare e da gestire, e che non c’è cosa più bella di lavorare e vedere prendere forma al mostriciattolo, anche se quando sei immersa di cacca fino al collo e hai la scadenza che ti alita vicino all’orecchio, hai voglia di stare in tutt’altra parte
- ci sto prendendo gusto, mi sento a mio agio, sento che è terreno per me
- molto elegantemente sto girando molto alla larga dai testi di diritto del lavoro (ultimo esame su cui tirare la striscia rossa sul post it)
- ho deciso che ridipingerò una parte delle pareti della mia camera di un azzurro intensissimo, lasciando solo il soffitto in celeste pallido
- ieri ho fatto tre giri di corsa senza mollare, uno a passo svelto, e un altro di corsa e domani se ce la faccio tiro fino a quattro, e se non torno a scrivere sapete cosa m’è successo…
- mi aspettano i nuovi di Hornby e di Mason, ma la sera arranco così tanto che rischio di addormentarmi  praticamente semi vestita e semi struccata
- sono entrata decisamente nel trip della miniserie Quo vadis baby, ma già ne sono rimasta orfana, visto che oggi era l’ultima puntata, ma mi sono ripromessa di acquistare il libro, incrocio le dita magari fanno anche la seconda e poi lui mi garba parecchio…
- e ciliegina sulla torta, tadan, ho rifiutato una proposta davvero indecente - per dirla breve: per una botta e via - perché penso che non sia quello che sto cercando in questo momento, che forse il tipo - anche se davvero carino - se l’è giocata davvero male e che alla fine non è che lo sento poi davvero a me così congeniale…

Detto questo, ai posteri l’ardua sentenza, o come disse un ex - parecchio ignorante - di una mia ex coinqulina, ai posteri larga sentenza…vabbè

Sottilmente e sempre di corsa, elle… 

Pensato da Elle at 22:40 | 4 Commenti »

15 Giugno 2008

Simple Sentimentalism in Easy Life: Kiss the toad?!


Image - Frank Montagna

“Passiamo l’infanzia all’insegna del gioco.
Che cos’era? Una sorta di preparazione ai giochi che avremmo fatto da adulti?
I rapporti d’amore sono una partita a scacchi?
Strategia, mosse e contromosse il cui scopo è tenere in sospeso l’avversario fino a quando non riusciamo a vincere? Esiste la possibilità di un rapporto sincero oppure è vero che per far funzionare la relazione bisogna ricorrere al gioco?” Carrie Bradshaw

Scacco matto. Mi piacciono le cose difficili. Sai che novità.
Mi muovo (maldestra) con i miei tacchi neri in bilico su una scacchiera, studiando mosse che siano il più difficile possibile. E invece mi accorgo che tutti gli altri pedoni vogliono che le loro mosse, e le proprie cose, siano sempre più semplici. Inderogabilmente, dannatamente e fottutamente così semplici. Senza inghippi, né problemi. Semplici e basta. Sono nel mio spazio, e ascolto gli altri parlare di cose lisce come l’olio, senza grumi, senza disguidi. Il resto vuole non solo che tutto sia semplice, ma che anche le persone con cui ha a che fare lo siano. Semplici. L’optimum lo raggiungono quando sono immersi in situazioni semplici, con persone semplici che si parlino in modo semplice e che vivano in modo altrettanto semplice. Facile no? Ammesso e non concesso che tale semplicità sia possibile, ma davvero è la cosa più giusta da cercare? Perché io non so se voglio che tutto sia davvero così semplice. Davvero. Penso che a volte il semplice, se raggiunto senza troppi sforzi, è come se producesse un risultato poco sudato, e per questo – per me - poco valido. Caduto da chissà quale cielo e grazie a chissà quale congiunzione astrale. Non mi piacciono le cose poco sudate. Lo so che sono pazza. E mi chiedo perché il mondo adesso mi sembra così pieno di persone che hanno il pane ma non i denti? Ed io ovviamente faccio parte di quelli con i denti. Il mondo è da sempre così ed io me ne accorgo soltanto adesso? Adesso che ho gli occhi bene aperti. Adesso che mi faccio domande e lascio che si spargano per la stanza, in attesa che il tempo trovi loro una risposta.
Vivo evitando le cose semplici. È questo il fatto.

Scacco matto. C’è qualcun altro che, come me, gioca alle cose difficili.
Mi muovo sulla scacchiera e molti mi dicono che nelle relazioni le cose semplici e le persone semplici non danno problemi, non richiedono particolare impegno, e per questo siano migliori di altre. Storie semplici, senza troppe domande, lasciate in balia della superficialità. Se il mondo dell’amore per molti gira nella semplicità vestendosi di facilità, il mio ovviamente gira al contrario, a rilento, e indossando l’abito più complicato e dal corsetto più ricamato e pieno di lacci che ci possa essere. E per quante persone semplici molti possano vivere, aspettare o soltanto creare, io mi ritrovo ad ogni giro sempre più ingarbugliata, persa nel chiedermi se il bacio che dai oggi al rospo è quello che poi trasforma tutto il domani. Perché rospo è ogni situazione incomprensibile fatta di dico - non dico, e non ti dirò mai se mi piaci - difficile, mica semplice - è ogni situazione in cui ti vengono sussurrate frasi all’orecchio, nel mentre di un fugace saluto, del tipo: “perché non ti sei fatta più vedere, e dove eri finita?“, è ogni sguardo che cela mille significati e non uno soltanto. Difficile, mica facile. È ricevere un invito, e sapere che di semplice non c’è nulla, e che di difficile invece, c’è tutto.

Avrei dovuto dire: “ma come, non eri fidanzato tu?!” e non rimanere invece con la frase mezza morta nella bocca, la faccia semi ebete, e gli occhi - per fortuna - celati dagli chanel neri neri. Perché il semplice nella mia vita (sentimentale) non è mai entrato? Mi chiedo perché quelle parole così dannatamente giuste – e semplici – sono rimaste attaccate alla mia lingua, senza trovare la facile uscita. Mi sono lasciata abbracciare stretta come se fossi la cosa più preziosa che avesse trovato nella sua giornata (o negli ultimi tempi), senza dire la cosa più semplice, promettendo a me stessa che forse lo farò nei giorni a venire. La studiata indifferenza non è mai stata il mio forte, maldestramente mi hanno sempre fatto tana, forse è che non sono mai stata capace a nascondermi bene, o tutto è indice del fatto che io per certi giochi non sia poi così portata.
Fatto sta che la cosa più semplice da fare io non l’ho fatta. L’ho guardato per un minuto – o forse due – mentre mi parlava, e mi chiedevo se sparire ancora una volta non fosse la cosa più giusta da fare, o se fosse o meno il caso di cercare di capire cosa dicessero le sue non parole, i gesti, gli occhi, o ancora che forse potrei davvero ascoltare cosa ha da dirmi, poi mi sono ricordata dei molti che scelgono le cose facili, quelle che non danno problemi.
E mi sono detta che io non sarò mai una scelta facile. Forse questo lo sa.
Scacco matto.

Difficilmente Elle…

Pensato da Elle at 21:53 | 5 Commenti »

9 Giugno 2008

Per scrivere appieno di me…

Image - Sex and the City - The Movie 2008

Per scrivere appieno di me, e riuscire così a toccare tutti gli angoli, gli acuti, i piatti, i retti, gli ottusi, i riflessi, forse dovrei avere tra le mani una mia immagine chiara e ben definita. Nitida insomma.
Per scrivere appieno di me, dovrei aver chiara la piega che sto prendendo, o semplicemente sapere quale sia il verso della direzione in cui, da qualche tempo, ho iniziato a camminare…
Mi chiedo se tutte queste cose, alla fine, riuscirebbero a darmi indietro la mia totalità, la mia interezza.
E “forse no” è la risposta a tutto.
Perché a volte mi sento come se qualcuno all’improvviso m’avesse sferrato un morso e portato via con sé la parte di carne strappata, ed io mi ritrovassi ad andare avanti senza quel pezzo, con il buco ben visibile, non sono agli altri, ma soprattutto a me stessa, conscia del fatto che nella vita si deve imparare a chiudere un occhio, imparando ad interiorizzare, e facendo che tutto diventi una mia quotidianità, e che così si mimetizzi.
Perché a volte è come se lo scorrere del tempo, a tratti così veloce e così frenetico, avesse come unico obiettivo quello di impormi un ritmo sempre più incalzante, che non prevede soste o ristoro, e che non regala spazi d’ascolto per la me stessa che vorrenne parlare a se stessa. Così, senza concedermi il lusso di poter fare il punto della situazione. Forse perché non ce n’è bisogno… o perché non serve, o semplicemente perché spesso molte cose sono così superflue e in quanto tali inutili, di contorno.

Ma il tempo passa e ingoia piccoli pezzettini di me - o forse sono io che a volte mi lascio ingoiare - e in un moto fagocitante, per fame, ingloba le mie curve, gli spigoli, le linee, tutte. Senza permettermi di respirare.
Quasi mai.
Forse allenta la stretta al gozzo di sera, quando mi stendo sul letto, al buio delle pareti azzurre, e con il viso sul cuscino, sì, in quel momento penso a me stessa, e a tutti i miei angoli. Lasciati, persi, chiusi, ritrovati o semplicemente spolverati. In quel momento riesco a scrivere appieno di me. A pensare e a vivere tutta me. Ma senza troppi tratti tristi o colori malinconici.
E così chiudendo gli occhi ascolto le parole del silenzio, che parla e dice grandi verità, solamente come lui sa fare. Lui insegna, spiega, rivela, spesso ascolta e se vuole, ed è in buona, decide di cullarmi passandomi una mano tra i capelli, lisciandoli, si sofferma un po’, aspettando che finalmente, esausta, m’addormenti, e abbandoni così i miei mille - e spesso tormentati - pensieri su me stessa.
Lui aspetta di vedere che i miei tratti da crucciati si trasformino in sereni, e che la mente prenda finalmente la sua direzione.
Come se si fosse in una perenne attesa. E nel mentre mi preparo, sorridendo a me stessa, scostando qualche lacrima, che ogni tanto timidamente scende ancora, che seppur senza identità alcuna, mi ricorda che sono viva. Perché certe cose sono come le nostre piccole abitudini maniacali, e senza di loro non riusciremmo a farne a meno, così come io non posso stare senza cercare di scrivere appieno di me.

Lievemente… elle…

Pensato da Elle at 21:42 | 7 Commenti »

5 Giugno 2008

Non ha prezzo…

Image - Orange Cube

Veder comparire il proprio nome e cognome sul primo progetto a cui hai messo mano, non ha prezzo.
Sono cose come questa ad inocularti una sostanziosa quantità di gioia, mista a fierezza, nelle vene.
Loro scorrono, se ne vanno in circolo e mandano in giro l’adrenalina. E illuminano gli occhi. Piegando allinsù gli angoli della tua bocca.
Tu Sorridi&Gongoli
.
Hai la stoffa per fare la progettista.
Frase, che ho preso, e che mi sono cucita addosso. E adosso direi che mi sta da Dio. E forse è stata questa sensazione, che mi sono portata a spasso tutto il pomeriggio, a tenermi lontana dall’ennesimo paio di jeans.
4 caffè in circolo che adesso lasciano il passo alla stanchezza, che s’aggrappa alle spalle, e che si condensa in un torcicollo che non m’abbandona da giorni ormai. Ma sono fiera di me, questo è quanto, questo conta.

A pranzo si parlava di uomini che scappano, che scompaiono, e chissapoiperché, non mi sono stupita nel sentire che è una pratica assai diffusa, come se fosse un qualcosa di epidemico che s’attacca, come un raffreddore o un male di stagione.
Ti lasciano lasciandoti in eredità parole davvero così scialbe e lasciate lì nella speranza di far del bene, ingnorando che invece hanno tutta la forza di rendere marcio, polveroso e triste il pacco urrà dei ricordi.
E melma, e fango, e nero s’ammassano, coprono, seppelliscono, per finta, quel che dalle ceneri ne è rimasto.

I denti della forchetta entrano nella carne poi nella verdura, creando il boccone perfetto, la persona che mi è accanto ci dice: “Mi ha lasciato dieci giorni prima di Natale, poi silenzio, adesso torna e non sa cosa vuole”… il boccone finisce sotto ai denti, ne assaporo il gusto, e mastico anche le sue parole insieme ad un sapore vago di ricordi forti e non eccessivamente lontani.
Il punto non è sapere cosa è che di preciso voglia lui, perché magari lo sa ma non lo dice, o peggio lo sa in quel momento, e forse non sarà la stessa cosa per sempre. Bisognerebbe chiedersi prima di tutto:
cosa voglio io e soprattutto… vorrei mai al mio fianco un bugiardo, un codardo che non si prende la responsabilità delle sue azioni, e che pensa di farla franca spalmando il tutto con frasi del tipo: questo non è un addio, forse nel mio futuro ci sarai ancora tu…?

Ma la cosa è ben diversa: perché forse nel tuo futuro sarò io a non esserci, perché forse sarò andata avanti, ma così avanti che non sarò rimasta lì ad aspettare blandi fotogrammi della tua persona, e nel frattempo avrò avuto tutto il tempo d’odiare profumi, luoghi, posti e persino sapori.
Il fatto è che oggi non s’accettano troppe cose: una è il non essere capiti appieno, l’altra è essere lasciati in tronco, magari perché c’è un’altra persona in caldo pronta a prendere il tuo posto. Che poi forse quel posto non è mai stato tuo, così come il suo non era propriamente il suo. Siamo posti in affitto, in corsa e la Possessione, sciocco chi l’ha pensata, e stolto chi pensa di averla sempre in tasca domata e sottocontrollo.
Non possiamo controllare o sperare di conoscere nessuno fino in fondo. solo noi stessi. il resto è fatto di punti interrogativi che vivono, mangiano, bevono e fanno l’amore con noi. e che per quanto tu possa conoscere un paio d’occhi e quel che vive dietro di essi, non saranno mai l’unione di tutti i pensieri che covano e che si risvegliano e s’animano strisciando quando tu non ci sei.
E non è avere il dente avvelenato, è sempre così. c’ho pensato, è successo anche a me, più di una volta e con più di una persona.
Il fatto è che…
…Sapere ciò che si è e ciò che si vuole, metterlo a fuoco, fermarlo, afferrarlo, fissarlo ed accarezzarlo quando si è da soli, non solo fa chiarezza, ma aiuta ad essere migliori e a far pace con la propria coscienza. tutto questo è ciò che non ha prezzo.

Semplicemente riflessiva… elle…

Pensato da Elle at 22:54 | 8 Commenti »

3 Giugno 2008

Singin in the rain…

Il viaggio di ritorno è stato davvero un’impresa, specialmente dopo Ancona s’andava a 50 all’ora, e ci si conosceva bene o male tutti… e tutti avevamo la stessa faccia… e che dire della Conc che ad ogni macchina che affiancavamo (con fauna maschile al suo interno) si lanciava in commenti, Anna arrossiva, io mi attaccavo al cellulare. Potrei raccontare dello stereo a palla, dei kilometri lenti, e delle sei ore che ci abbiamo messo…ohmmioddio….

Potrei dirvi che mi sono rilassata questo week, ma direi una clamorosa bugia.
Sono stanca e in debito di sonno. E mi fanno male pure le spalle.
Ma alla fine avevo bisogno di stare un po’ con la Pulce e di rivedere i matusagenitori.
La serata di domenica è stata bellissima, passata in uno chalet al mare, ad una festa in mezzo alla mischia a cercare di decifrare se nel mio mojito la menta in foglie ci fosse per davvero, oppure se c’era stata immersa solo per dar sapore e poi tirata fuori per sostare in altri coctàil… ma non me la sono presa più di tanto del resto la bevuta mi è stata offerta. Ero sui miei tacchi nuovi - attenta a non farmi pestare i piedi - canticchiando canzoni anni ‘80, e devo dire che ho passato davvero una piacevole serata, incontrando facce nuove e facce già viste. Poi s’è fatto tardi, decisamente tardi. Ed è andata a finire che mi sono messa a letto che erano quasi le quattro.

Potrei dire che ieri, prima di partire, mi s’è stretto il cuore, e che stare qui lontana da loro, mi fa rimboccare ancora di più le maniche affinché qualcosa in questa vita prenda finalmente un verso. Ché poi alla fine l’estate è vicina, e non vedo l’ora che arrivi, che il tempo passi e che l’acqua salata lavi via questi ultimi mesi, poi si vedrà. Potrei dire che con le mie amiche stiamo organizzando i nostri fine settimana al mare, per i lidi romagnoli, e che al momento vanto solo l’asiugamano di hello kitty e che di costumi in casa non ne avevo nemmeno mezzo, o meglio, avevo solo i sopra - e non voglio nemmeno chidermi che fine abbia fatto fare mia madre al resto - diciamo che confido solo nei cassetti del comò al mare. E poi vorrà dire che farò il sacrificio di comprarne un paio, ma anche tre via, e non se ne parla più.

E che dire delle telefonate - a vuoto - di Firenze? Che a momenti non m’hanno fatto spiaccicare il cellulare contro il muro, così magari adesso avrei davvero la scusa per prendermi il Blackberry pearl o l’Iphone, ma sono stata troppo brava, e poi sono troppo pigra, del resto mi romperebbe troppo le scatole dover cambiare numero…
E poi oggi ho ricevuto un fantastico ferma carte per la mia scrivania in matrix style (che a me ’ste cose piacciono un casino) - una scheda di rete ormai andata - che il tecnico dei pc mi ha regalato, (alla faccia di tutte quelle  mollette a forma di cuore, nuvoletta, fiorellino, gattino, mucchetta e via discorrendo, che piacciono alle femmine normali)…
E così sono uscita dall’ufficio alle 14.30, pioveva, ero senza ombrello e seraficamente ho accettato:
- che questo inizio di Giugno fosse così piovoso e a carattere decisamente monsonico;
- che il mio pranzo è stato un toast, sbocconcellato alla bellemeglio, in piedi davanti alla tv;
- che l’omarino della caldaia m’abbia dovuto cambiare un piccolo pezzettino di importanza vitale, che ovviamente ha fatto lievitare di altri venti euro il conto - salasso finale

- ma tanto adesso mi rilasso, m’aspetta una ciotola enorme di pop corn e Harry ti presento Sally in programmazione su skycinema3…

Seraficamente e in ripresa dai bagordi, elle…

Pensato da Elle at 21:40 | 12 Commenti »

30 Maggio 2008

Pitstop-elle


Image - Penelope Pitstop

“Non so perché ma me l’aspettavo che non ti saresti fatta più sentire…”
Ovviamente l’sms è ben più lungo e articolato, con un vago tono polemico-scazzato-malinconico.
Il mi manchi finale è un’istituzione, è come l’amen alla fine di ogni preghiera, per intenderci. E vederlo lì sullo schermo del mio cellulare, m’ha dato anche un po’ fastidio, quasi l’orticaria m’ha fatto venire. E mentre facevo la muffa sulle seggioline alle poste centrali, in un clima di nevrastenia allo stato puro - d’ovvia origine climatica - ho pensato che forse - ma dico forse eh - io non son capace a trattare (con) gli uomini. E forse in questo periodo maldestramente mi si appiccicano persone fatte tutte con lo stesso stampo.
Insomma, Firenze (lo chiameremo così per le sue origini) aveva detto, nemmeno troppo tempo fa, che:
- non mi avrebbe più chiamata, che sono una stronza perché non gli ho confidato quel che stavo passando(tsè)
- che se mai io tornerò sui miei passi, lui forse non ci sarà, perché pieno di donne (vabbé)
- che al massimo sarò io a fare qualcosa, perché lui di certo… (spe-ra-ci)

Ora, non basta esser carucci, non basta essere spigliati fatto sta che:
Chi è che fa gli squilli a chi? Di chi sono le chiamate (perse) sul mio telefono e di chi era quel messaggio?
Miei di certo no! Mi sono detta che non ci sono le coordinate - o congiunzioni astrali - (chiamatele come più vi aggrada) affinché qualcosa di sentimentale - in quest’anno sfigatello - possa prendere un verso che sia degno.
Insomma ma è vero quindi che una persona più la tratti male, più ti sta addosso?
Insomma esiste per davvero a questo mondo qualcuno che ha il gene della recidività, e che ama prendere 2 di picche su 2 di picche all’infinito? No perché il sesso forte certe cose le dovrebbe capire da sé o no?

Non sono una che ci fa credere un uomo. Non sono una gatta morta. Affatto.
Se un ragazzo mi piace si capisce quasi subito. Stessa cosa se non mi piace.
Adesso sto diventando l’amica degli uomini. Raccolgo racconti di crisi di coppia, testimonianze di letto (più o meno soddisfacenti). Raccatto complimenti, che fanno sempre piacere s’intenda, ma mi chiedo se alla fine a sbagliare non sia proprio io. O se è solo il momento, o l’anno bisesto, oppure se in effetti per me le questioni amorose sono così ingarbugliate che debbo aspettare un segnale così lapalissiano per accorgermi che qualcosa si muove, e che se non si muove è il caso di convogliare le energie in altre parti. Mah, ai posteri l’ardua sentenza, mi sa!
Nel frattempo, mentre driblo sms, chiamate perse, e inutili piagnistei, c’è una valigia che mi aspetta a bocca aperta, un sonno accasciato sulle spalle e un treno per domani mattina alle 10.30. Come mi voglio male. Che violenza partire dopo una settimana atroce come questa.
Ma voglio controllare lo stato di salute del matusa-padre.
Portare indumenti alla mia Pulce. Girare per qualche locale della riviera. Il tutto in 48 ore.
Tornerò più stanca di prima. Adesso è tardi, l’amica degli uomini, stacca la spina e la riattaccherà lunedì in serata, quando rimetterò piede in territorio bolognese.

Pistopposamente - per qualche giorno - elle…

Pensato da Elle at 23:57 | 9 Commenti »