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11 Gennaio 2010

“Poter essere veri senza essere per questo così fragili…”


Image - Purrcasso

…ma quanto tempo sono stata via? e quanto tempo è che non sono qui…troppo… e non era mai successo…

Per quanto tempo non sono stata me. Troppo. Per tutto questo tempo sono stata solo qualcosa che mi somigliava e la mia ombra era lì che mi guardava da lontano e scuoteva la testa. Deve passare l’acqua sotto ai ponti, devi aspettare che l’acqua scivoli sul vetro, devi aspettare che quella cosa che ti somiglia, solo lontanamente, decida che un giorno arriva il momento giusto per chiudere il contratto d’affitto e lasciare il posto a chi c’era prima. Quel giorno è arrivato.

Mi sono chiesta perché qui sì e giù no. Me lo sono chiesta ogni giorno sotto natale… mentre infilavo palline nelle braccia di un finto abete… mentre lo avvolgevo con mille fasci di luce, l’ho fatto anche quando ho attaccato la spina e tutto davvero sapeva così di natale a casa… Ma non ho avuto indietro risposte. Anche quando i più cari mi chiedono se davvero mi rendo conto della difficoltà della mia vita se sarà qui e non giù… I figli, un matrimonio e una casa… ed io che ne so… è un po’ che non faccio programmi a lunga scadenza…

per loro è facile… si sono innamorati e mai lasciati, hanno studiato con la certezza di un lavoro che li aspettava, per me è stato tutto diverso ed è difficile spiegarlo a un genitore. Io non programmo più niente, non programmo dalla mattina gli impegni per la sera, figuriamoci quelli per la vita. Ora sono qui, domani forse pure, dopodomani chissà. Anche se il peso della casa è tutto su di me, anche se i faldoni in ufficio sulla mia scrivania sono come i gremlins che con l’acqua si moltiplicano e diventano cattivi, anche se i muscoli d’un tratto si fanno tesi e sempre più tirati intorno al collo, anche se il libro dell’ultimo esame ha fatto l’A14 in su e in giù senza essere mai stato aperto, e anche se tante volte mi sembra tutto così difficile io mi sento di essere felice così.

poi mi accorgo che fuori Bologna è bianca e che tutti i suoi rumori sono assopiti, lui è lì vicino a me, apre gli occhi scuri e mi dice che stanotte parlavo nel sonno, mi faccio più stretta e mentre mi prende in giro e ridiamo, penso che lui è così diverso da tutto ciò che c’è stato prima e anche io sono così diversa da tutto ciò che sono stata prima… ma è di un diverso che mi piace: piega gli slip per colore e per fantasia nei cassetti, divora la mia crostata in due giorni al massimo, non scrive né parla dei suoi sentimenti, ma prima di dormire mi stringe forte e mi dice che peso 12 chili e che senza frangia sembro più alta. L’anno nuovo segna un nuovo inizio. Ed io sono tornata.

Nuovamente e stavolta per davvero… elle…

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